Hyphantria cunea: Ifantria americana/bruco americano

Introduzione

NOME SCIENTIFICO NOME COMUNE
Hyphantria cunea Ifantria americana/bruco americano

L'Ifantria è un lepidottero appartenente alla famiglia Arctidae. Defogliatore allo stadio larvale, polifago, di origine americana, è arrivato in Italia facendo molti danni a cavallo tra anni '80 e '90, soprattutto su pioppeti e alberature ornamentali. Nei tardi anni '90 è regredito, anche grazie all'azione di predatori e parassitoidi. Attualmente se ne segnalano pollulazioni locali.


Ciclo Biologico

  • Svernamento: sverna la crisalide sulle cortecce, su detriti o sul suolo. Gli adulti sfarfallano ad aprile-maggio, si accoppiano e le femmine appena fecondate depongono circa 700 (da 200 a 1000) uova sulla pagina inferiore delle foglie, in particolare nella parte più alta e soleggiata della chioma
  • 1ª Generazione: le larve escono dalle uova dopo 2-3 settimane di incubazione (fine di maggio o inizi di giugno), vivono gregarie avvolgendo con seta una o più foglie, che poi divorano. Poi (dal quinto stadio in poi) le larve diventano indipendenti, abbandonano i nidi e continuando a nutrirsi fino alla maturità (settimo e ottavo stadio), raggiunta la quale cercano un rifugio, nelle anfrattuosità della corteccia, fra i detriti alla base del tronco o in altri ripari, per incrisalidarsi entro un bozzolo fatto di setole larvali (luglio). La metamorfosi dura circa 2 settimane. Gli adulti compaiono a metà luglio-agosto, si accoppiano e ovidepongono.
  • 2ª Generazione: le larve compaiono ad agosto e si comportano come quelle della generazione precedente, anche se sono molto più numerose e producono pertanto danni maggiori. A settembre completano lo sviluppo e quindi si incrisalidano per lo svernamento. Durante il mese di settembre, completato lo sviluppo, si riparano per imbozzolarsi e formare le crisalidi svernanti
  • 3ª Generazione: nel periodo autunnale può prendere avvio una terza generazione, ma le larve non giungono a maturità e vanno perdute (NB.: nel Sud-Italia può essere presente anche la terza generazione)
  • 4ª Generazione: come la precedente, ma si ferma allo stadio di pupa, che entra in diapausa e sverna



Possibilità di errore nell'identificazione

L'Ifantria può essere confusa con altre larve pelose di lepidotteri defogliatori, dette "gatte pelose", ad esempio:

  • Thaumetopoea pityocampa (Processionaria del Pino): larve grigio scuro con corti peli rossastri molto urticanti. Le larve si spostano in fila indiana (processioni) attaccando pini e cedri. Sverna come larva nei nidi sericei e compie una generazione all'anno
  • Thaumetopoea processionea (Processionaria della Quercia): come la precedente, ma si nutre sulle querce e sverna come uovo
  • Lymantria dispar (limantria o bombice dispari): polifago, larve lunghe fino a 7 cm., bruno-grige con tubercoli blu (prime 5 paia) e rossi (le altre paia), portanti setole debolmente urticanti. Sverna come uovo, una generazione all'anno
  • Euproctis chrysorrhoea (crisorrea): polifago, larve mature nere screziate di ocra, con due tubercoli dorsali rossi e setole urticanti gialle. Sverna come larva, compie una generazione all'anno
  • Hyponomeuta sp. (iponomeuta): larve più piccole di quelle dell'Ifantria, tessono nidi sericei che avvolgono foglie e rametti ad es. di rosacee

Ospiti e Danni

Ampiamente polifago ed è stato segnalato su circa 200 piante ospiti. Predilige le specie arboree decidue, ed in particolare Gelso e Acero (Acer negundo). Infesta anche: noce, sambuco, salice, pioppo, platano, olmo, tiglio, faggio, quercia. Risultano resistenti le Robinie e gli Ippocastani. Le infestazioni possono interessare anche piante da frutto: susino, melo, cotogno, pero, ciliegio, albicocco, vite, e, più raramente, il pesco.
Le larve si nutrono delle foglie, ma sulle pomacee possono erodere anche i frutti. Le foglie vengono avvolte da una tela sericea ed erose dapprima sulla pagina inferiore, poi interamente, tranne le nervature principali. Viene interessata una o poche branche (prima generazione - luglio), specie sulla parte alta della chioma, ma nei casi più gravi (seconda generazione - agosto) l'intera pianta può venire defogliata. Il danno sulle ornamentali è generalmente di tipo estetico e fisiologico con ripercussioni sulla loro vitalità e sull'accrescimento. Sul Pioppo si riduce l'incremento legnoso. Sui fruttiferi i danni sono generalmente trascurabili poichè gli attacchi interessano solo qualche ramo o i pochi esemplari posti nelle vicinanze delle latifoglie fortemente infestate. La pelosità delle larve non procura le pericolose conseguenze date da quella della processionaria.


Origine e diffusione

L'Ifantria è originaria del Nord-America: Canada meridionale e gran parte degli Stati Uniti.
E' stata segnalata per la prima volta in Ungheria, nel 1940. Da qui l'Ifantria si è diffusa a tutto l'est europeo.
E' stata segnalata in Emilia Romagna intorno al 1980. Probabilmente l'Ifantria è giunta alla metà degli anni '70 nella provincia di Reggio Emilia e da qui ha ESTESO LA SUA INVADENZA alle regioni limitrofe, seguendo soprattutto le grandi direttrici di traffico. Nel 1983 è stata segnalata anche a Mantova ed è giunta a Milano nel 1990. Attualmente l'Ifantria è diffusa nel Nord-America (Canada, Stati Uniti e Messico), in Europa centrale, in Ucraina, nel Giappone e in Corea. Da recenti studi sembrerebbe che la popolazione di Ifantria presente in pianura padana deriverebbe direttamente dall'America, e non dall'Ungheria.


Come affrontare l'Infestazione

Come fattori limitanti naturali va sottolineato che l'Ifantria è sensibile alle basse temperature e bassa umidità. Specialmente il freddo può colpire in autunno le larve ritardatarie e in inverno le crisalidi non ben protette. Utile risulta anche l'azione degli uccelli insettivori. Tuttavia l'azione degli antagonisti naturali si rivela molto spesso insufficiente per cui per contrastarne lo sviluppo è necessario ricorrere alla lotta artificiale. I trattamenti alla chioma mediante irrorazione risultano onerosi, di efficacia limitata nonchè rischiosi data la collocazione urbana delle piante. Innanzitutto è consigliabile vigilare sullo stato fitosanitario delle piante ospiti preferite (Acer negundo e Gelso) per sopprimere i primi focolai e impedirne la diffusione nelle aree da poco colonizzate. Nel caso di limitate infestazioni e su piante di sviluppo ridotto si può ricorrere all'asportazione e alla distruzione dei nidi ospitanti le larve. Negli altri casi è necessario ricorrere alla lotta con preparati chimici.
Sono di norma consigliati TRATTAMENTI da eseguire nei periodi specifici.


Lotta Endoterapica

Per il CONTROLLO di tale avversità, è possibile eseguire Interventi Fitosanitari Endoterapici. I fitofarmaci da utilizzarsi sono specificatamente realizzati per l'uso endoterapico. Tali sostanze vengono immessi nell'albero mediante iniezioni al tronco, senza alcuna dispersione nell'ambiente, e risultano molto efficaci se eseguite nell'epoca più adeguata per colpire tale patologia.