Cancro colorato del Platano: Malattia fungina ad esito mortale

La lotta contro il cancro colorato del platano è obbligatoria su tutto territorio nazionale ai sensi D.M. 29 Febbraio 2012 e relativa circolare applicativa

Introduzione

NOME SCIENTIFICO NOME COMUNE
Ceratocystis fimbriata Ell. Et. Halsted f. sp. Platani Walter Tracheomicosi del Platano o Cancro colorato (blu) del Platano

Il cancro colorato del platano è dovuto all'azione di un fungo ascomicete parassita che attacca esclusivamente i Platani. Si tratta di una malattia con esito mortale, molto contagiosa, rapida nella diffusione e pertanto in grado di distruggere in breve tempo le alberature di una intera città.


Diagnosi della Malattia

Sintomi

L'accertamento del cancro colorato presuppone l'identificazione dei sintomi della malattia sui Platani presenti lungo le strade, nei parchi, nei giardini pubblici e privati. I sintomi dell'infezione si manifestano sia sul tronco che sulla chioma. Per l'individuazione degli esemplari infetti è opportuno controllare le piante preferibilmente in presenza di vegetazione, in quanto sono meglio visibili gli effetti dell'azione del fungo, rappresentati da disseccamenti di rami, branche o dell'intera chioma. La morte dell'albero si verifica quando la funzionalità dell'anello vascolare è stata completamente alterata.

Sulla chioma la sintomatologia di questa fitopatia può avere due decorsi: uno acuto di tipo apoplettico ed uno cronico, più graduale. La fase acuta consiste in un improvviso disseccamento di alcune branche o dell'intera chioma che si manifesta maggiormente in primavera estate. Le foglie colpite e completamente disseccate possono rimanere sulla pianta anche per lungo tempo. Se l'andamento dell'infezione è invece di tipo cronico, il decorso è più lungo (2 3 anni) e consiste in un progressivo deperimento degli esemplari colpiti, con ingiallimenti, ritardo vegetativo e sviluppo stentato.

I sintomi sul tronco sono invece visibili durante tutto l'anno, anche con gli alberi in riposo. Si notano cancri più o meno estesi di forma triangolare o ellissoidale in corrispondenza dei quali si formano depressioni e fessurazioni. La corteccia assume una caratteristica colorazione caffelatte, che contrasta con quella verde chiara delle vicine parti non infette. Sui fusti della specie Platanus occidentalis (dalla corteccia liscia, sottile, di colore grigio chiaro) è facile notare anomale colorazioni bluastre che percorrono il tronco. Su Platanus orientalis, invece, a causa della corteccia spessa questi sintomi passano spesso inosservati e ci si accorge più tardi della presenza della malattia, quando già sono visibili fessurazioni, depressioni e necrosi dei tessuti.

Mano a mano che la malattia progredisce, la corteccia si rigonfia e si screpola longitudinalmente, mentre il legno sottostante imbrunisce fino a raggiungere un colore bluastro (da qui il nome della malattia "cancro colorato blu"). Spesso, alla base delle piante colpite, vengono emessi dei polloni. Osservando il legno al di sotto della corteccia, che andrà asportata con una sgorbia o uno scalpello, il legno infetto appare di un caratteristico colore scuro, caffelatte; inoltre si distingue nettamente il confine tra la parte sana e quella malata.

Se si individuano i sintomi descritti, è necessario osservare il legno al di sotto della corteccia, asportando con una sgorbia o uno scalpello lo strato superficiale, in corrispondenza del punto di passaggio tra il tessuto con sintomi e quello sano. Tutti gli attrezzi utilizzati per i prelievi devono essere disinfettati con sali quaternari di ammonio prima e dopo l'uso; ogni frammento di legno prodotto deve essere raccolto per evitare la sua dispersione nell'ambiente. Le piante su cui sono stati effettuati i campioni vanno contrassegnate con vernice indelebile. I tasselli di legno vanno conservati in sacchetti di plastica opportunamente contrassegnati e inoltrati al Servizio Fitosanitario Regionale il quale, successivamente all'analisi di laboratorio, disporrà l'abbattimento dei platani infetti e di quelli ad essi adiacenti così come previsto dal decreto di lotta obbligatoria.



Biologia ed Epidemiologia

Le più comuni vie di penetrazione del Ceratocystis fimbriata sono rappresentate dalle ferite, anche di piccolissime dimensioni, presenti sul tronco o sulle radici. Di qui il fungo si diffonde rapidamente negli elementi xilematici provocando la produzione di tille che occludono i vasi legnosi. Sulle superfici infette e in corrispondenza di ferite, con temperature comprese trai 5 e i 35°C, il fungo germina producendo conidi che diffondono l'infezione. L'uomo risulta essere il principale responsabile della diffusione del cancro colorato quando esegue potature, quando abbandona materiale vegetale infetto; quando provoca soluzioni di continuità o ferite di vario genere sulla corteccia delle alberature. L'infezione può trasmettersi da una pianta all'altra anche attraverso anastomosi radicali, cioè tramite l'unione tra radici qualora le piante siano vicine tra loro. Altro mezzo di contagio sembra essere l'acqua dei fossati che trasporta l'inoculo presente nelle radici ammalate o nei residui vegetali derivanti dalla potatura o dall'abbattimento di esemplari infetti.


Ospiti e Danni

Questo microrganismo colpisce esclusivamente gli esemplari appartenenti al genere Platanus: Platanus orietalis, e Platanus acerifolia sono molto sensibili a tale infestazione, mentre il Platanus occidentalis sembra dotato di una certa resistenza, pur non essendone immune.


Le piante colpite avvizziscono improvvisamente e muoiono in quanto il parassita si instaura nei tessuti conduttori della linfa impedendone, insieme ai prodotti di reazione della pianta (tille, gomme ed essudati) il regolare afflusso alla chioma. Esternamente la malattia si manifesta con il cambiamento di colore della corteccia che da verde con toppe bianche diviene nocciola o rosso vinato. Successivamente la corteccia si crepa in placche rettangolari che cadono esponendo il sottostante legno che appare bruno fuligginoso. All'interno del cilindro legnoso il parassita produce degli imbrunimenti che si dispongono in senso radiale lungo i raggi midollari, occupando preferenzialmente la zona dell'alburno. Inavvertitamente l'uomo è il principale artefice della diffusione della malattia, sia quando esegue le operazioni di potatura con attrezzi infetti, sia in occasioni di scavi in prossimità dell'apparato radicale, sia durante i suoi sforzi per curare le piante ammalate (tentativi di risanamento, abbattimenti, depezzamenti con conseguente produzione di segatura infetta). Il parassita può facilmente passare da una pianta all'altra anche attraverso anastomosi radicali, molto frequenti fra piante vicine.



Origine e Diffusione

Areale d'origine

La prima segnalazione della malattia risale al 1926 nel New Jersey e da qui si è progressivamente estesa a varie zone della fascia orientale degli USA e successivamente in Europa. In Italia il cancro colorato si è manifestato nel 1954 in Campania, particolarmente a Caserta, dove ha completamente distrutto le piante secolari che costituivano l'alberatura monumentale del viale di accesso alla Reggia della città. Bisogna tuttavia attendere gli anni '70 per registrare una forte espansione dell'areale di diffusione dell'infezione in altre regioni e precisamente in Toscana (Forte dei Marmi (Panconesi, 1972; 1973)), Veneto e Liguria.


Diffusione attuale

Attualmente la malattia si può ritenere diffusa un po' ovunque nel nostro Paese ITALIANO.


Come affrontare l'Infestazione

Esso rappresenta il primo esempio di lotta obbligatoria contro un parassita fungino in Italia. L'attuazione pratica della lotta è regolata da quanto stabilito nella Circolare applicativa del Ministero per le Politiche Agricole. Le piante necrotizzate devono essere prontamente abbattute. Per quelle infette è possibile tentare un loro risanamento solo quando l'infezione proviene dall'alto ed è localizzata su un ramo, su una branca o sulla parte più alta del tronco. Quando in vece la malattia si instaura dal basso, oppure arriva dall'alto nella zona medio bassa del tronco, l'unica soluzione è l'abbattimento. Le operazioni di abbattimento devono essere effettuate nel periodo più caldo e asciutto dell'anno (giugno-agosto) e in assenza di vento. Sotto la chioma delle piante da abbattere va steso un telo di plastica per poter raccogliere tutta la segatura infetta proveniente dalle operazioni di taglio. I tagli devono comunque esse re ridotti al minimo indispensabile per evitare la formazione di segatura. Tutto il materiale di risulta del l'abbattimento non deve essere trinciato, bensì allontanato e distrutto tramite il fuoco. Al termine delle operazioni e dopo aver provveduto, per quanto possibile all'estirpazione delle ceppaie, il terreno andrà disinfettato con un trattamento a base di fungicidi benzimidazolici. È indispensabile che gli abbattimenti avvengano sotto la sorveglianza di personale esperto, facente parte del Servizio Fitosanitario Regionale.