Cerambyx cerdo: Cerambice della Quercia e Leccio

Introduzione

NOME SCIENTIFICO NOME COMUNE
Cerambyx cerdo Capricorno maggiore (Cerambice della Quercia/Leccio)

Lunghezza 24-60 mm. Colore del corpo nero intenso, tranne l'apice delle elitre più o meno estesamente rossastro. La superficie del corpo è ricoperta da una fine pubescenza argentea, generalmente poco visibile, tranne che nella sottospecie nordafricana e spagnola mirbeckii. Le antenne, nodose fin al 5° segmento, superano la lunghezza del corpo nel maschio e la eguagliano nelle femmine. Come in tutti i Cerambycoidea, i maschi più piccoli hanno antenne meno sviluppate, mentre queste possono raggiungere una lunghezza di 11-12 cm negli esemplari maggiori. Il torace porta lateralmente due spine, corte ed ottuse nelle sottospecie occidentali, ma acuminate nella sottospecie orientale acuminatus. La superficie del torace è più o meno lucida e percorsa da rughe più o meno regolari, a secondo delle sottospecie o delle popolazioni. Le elitre, finemente granulose e più o meno pubescenti, sono acuminate all'apice nei maschi e più o meno parallele nelle femmine. I maschi della sottospecie mirbeckii hanno elitre simili alle femmine.


Ciclo Biologico

Questa specie si rinviene per lo più nei querceti, benchè non disdegni anche i boschi di latifoglie (frassini, carpini, castagni, noci), prevalentemente in pianura ed in collina, dove vola attivamente nelle ore crepuscolari. Il ciclo vitale del Cerambyx cerdo dura tre – quattro anni, potendosi protrarre sino a cinque, la vita larvale è molto più lunga della vita dell'adulto. Le uova (2 – 3) sono deposte fra le screpolature della corteccia delle grosse querce; la larva uscita dall'uovo comincia a scavare gallerie a sezione ellittica nella corteccia e, dopo il primo anno (lunghezza 15 – 20 mm), nell'alburno e libro del tronco. Al terzo anno, quando ha terminato lo sviluppo e misura 70 – 90 mm, si approfonda nel legno, dove posiziona il nido costruendosi una cella ovoidale. Lo stadio di ninfa dura 5 – 6 settimane e l'insetto che esce dalla crisalide sverna nel nido, uscendone la primavera o l'estate successiva; in regioni a clima mite l'insetto sfarfalla già nell'autunno. L'accoppiamento avviene tra giugno e agosto, e gli adulti non vivono oltre la stagione estiva, nutrendosi della linfa degli alberi che fuoriesce dalle lesioni della corteccia. L'insetto appare ai primi di giugno, a volte già agli inizi di maggio.




Sintomi

I sintomi sono costituiti dalla riduzione lenta, ma progressiva, della chioma, scarsa o mancata fruttificazione e presenza di fori ellittici su tronco e grosse branche.


Danni

La larva crescendo e alimentandosi della fibra legnosa delle piante molto annose, malate e quindi già in pericolo di vita, ne assicura un rapidissimo invecchiamento ed una precoce caduta alla prima bufera, in quanto minano con delle profonde e larghe gallerie il legno vivo della pianta, quindi ne indeboliscono ulteriormente la struttura. Infine la larva si porta a scavare dall'interno verso la corteccia fin tanto che non sbuca all'esterno. A quel punto cementifica il foro d'uscita con una secrezione che impasta la sua segatura prodotta, torna un po' indietro e scava una celletta poco sotto la corteccia dove in autunno si trasformerà in ninfa. Gli adulti si alimentano di frutti maturi e della linfa che fuoriesce dalle ferite delle piante. Sopravvivono per tutta l'estate durante la quale si riproducono, depositano le uova ed infine muoiono ai primi freddi.


Habitat e Diffusione

Questa specie si sviluppa in grandi alberi di latifoglie. In Europa centrale si trovano nelle alberature di Quercus (querce), mentre nelle zone più meridionali d'Europa, nella alberature di Castanea (le castagne) e alcune altre piante, comprese le specie di Ceratonia.
La specie ha vasta diffusione, dall'Europa centrale e meridionale, all'Africa settentrionale, Caucaso, Asia minore e Iran. In declino od estinta in diversi paesi dell'Europa centrale, è presente in tutta ITALIA. L'impoverimento dell'habitat forestale (incendi e rimozione di piante morte o malate) determina una minaccia per la sua sopravvivenza. In Italia la specie è vulnerabile secondo la classificazione IUCN. La specie è inoltre presente negli allegati 2 (Specie animali e vegetali d'interesse comunitario la cui conservazione richiede la designazione di zone speciali di conservazione) e 4 (Specie animali e vegetali di interesse comunitario che richiedono una protezione rigorosa) della Direttiva Habitat 92/43/CEE


Come affrontare l'Infestazione

Abbattimento dagli alberi deperienti per riconosciuto attacco da parte di questo Cerambicide, per evitare fenomeni di reinfestazione. Sono di norma consigliati TRATTAMENTI ENDOTERAPICI e radicali da eseguire come minimo per 2 anni


Lotta Endoterapica

Per il CONTROLLO di tale avversità, è possibile eseguire Interventi Fitosanitari Endoterapici. I fitofarmaci da utilizzarsi sono specificatamente realizzati per l'uso endoterapico. Tali sostanze vengono immessi nell'albero mediante iniezioni al tronco, senza alcuna dispersione nell'ambiente, e risultano molto efficaci se eseguite nell'epoca più adeguata per colpire tale patologia.